03
apr
2018

Ad aprile e a maggio… “Del sangue e del vino”

Evvai

Programma (quasi) definitivo di “Del sangue e del vino” Tour

Aprile e maggio 2018

14 Aprile, Libreria Musicale Ut Orpheus, ore 18.00

21 Aprile, Arci Aurora, Arezzo, ore 21.00

22 Aprile, Palazzo della Penna, Perugia, ore 19.00

29 Aprile, Venaria Reale, Torino (Festival Fiabe Italiane in Musica), dalle 15.00 alle 18.00

1 Maggio, Fiera dei Librai, Bergamo, ore 18.00

18 Maggio, Il Salotto di Mari e Ele, Soverato, ore 20.30

19 Maggio, Librarsi in Aspromonte, Delianuova (RC), ore 17.30

20 Maggio, Libreria Mondadori, Cosenza, ore 10.30

20 Maggio Ass. Cult. Staffa, Mongrassano (Cs), ore 18.00

21 Maggio, Gutemberg, Catanzaro, ore 18.00

 

02
mar
2018

Il piccolo tour di marzo

Arriva il mio piccolo tour calabrese di marzo.

Reading/Concerto di “Del sangue e del vino”

Il 9 alle 21.00 al Circolo Calarco di Reggio Calabria

il 10 alle 18.00 al Circolo Placanica di Catanzaro

#delsangueedelvinoIMG-20180222-WA0005 (1)

07
nov
2017

Suonerò a World Press Photo – Torino 10 Novembre

23244176_527344247640791_1392226134945886512_n

Sonorizzazione etno-acustica live, ideata in maniera esclusiva per gli ambienti espositivi della prima edizione del World Press Photo di Torino. La performance musicale sará incentrata sull’uso di oltre 20 strumenti etnici e tradizionali, in bilico tra musica meditativa e rituale, trance e ambient.

il progetto si fonda su un percorso di musica etnica meditativa acustica.La traccia ispirativa proviene dalle varie culture del mondo ma ha un importante riferimento nell’antico patrimonio Italiano e Mediterraneo. Scale, timbri, modalità esecutive rimandano a mondi antichi ma assolutamente contemporanei nelle possibilità emozionali ed evocative.

Gli strumenti sono sopratutto corde, fiati e percussioni dal bacino del Mediterraneo e dal Medio Oriente. Il duo ripropone in particolare le timbriche ancestrali degli strumenti del Sud Italia (chitarra battente, lira, doppi flauti, flauti, armonici, tamburi a cornice) che si uniscono alla profondità arcaica della Kythara della Magna Grecia sino alle percussioni e ai plettri dalla Turchia, dall’Africa, dall’India.

Simone Campa – Musicista, percussionista, direttore artistico, attore e performer, ricercatore.
Fonda nel 1999 la Compagnia Artistica La Paranza del Geco di Torino, di cui è direttore artistico e musicista, con cui si esibisce in tutta Italia ed in Europa, Africa e Medio Oriente. È attivo in ambito teatrale curando, dirigendo ed interpretando musiche di scena e sonorizzazioni con percussioni e strumenti musicali acustici. E’ inoltre ideatore e direttore artistico del primo festival di musica e cultura pugliese del Piemonte Torino Attarantàta. Si è esibito in Belgio, Grecia, Portogallo, Francia, Inghilterra, Germania, Svizzera, Olanda, Polonia, Egitto, Montecarlo, Turchia, Marocco, Montenegro, Senegal.

Ettore Castagna – Si interessa di antropologia culturale, giornalismo, etno-musicologia, letteratura. Fin dal 1980 si interessa della lingua, della cultura e della realtà dei greci di Calabria coordinando progetti di animazione territoriale e recupero attivo della memoria storica. Significativa, come antropologo, la sua esperienza di ricerca “sul campo” e di documentarista sin dai primi anni ’80; quella, variamente articolata, nel mondo della comunicazione, del giornalismo e dei media e l’attività didattica nell’Università, nelle scuole statali, nell’Accademia di B.A. ed in altre tipologie di corsi professionali, seminari, stages, etc Trentennale infine l’esperienza di musicista nell’ambito etno-acustico pima con i gruppi di World Music Re Niliu, Nistanimera, Antiche Ferrovie Calabro-Lucane. Ettore Castagna ha ideato e diretto il festival Paleariza dal 1997 al 2010 e dal 2013 al 2015.

Prenota il tuo posto in prima fila su http://www.worldpressphototorino.it/prenota-con-lancia

25
set
2017

Tempi Lenti… un video del 2004

Riemerge oggi dal mio archivio “Tempi Lenti”, un video del 2004 ma che qui vi propongo nella versione estesa (e inedita) del 2005.

Tempi Lenti è costituito da “foto in movimento”. Si tratta della sezione audiovisiva di una mia mostra fotografica tenuta a Salonicco (Grecia) nel 2004 “Magna Grecia, To Sinertima ce to Pigadi / La Memoria e la Fonte – Materiali di Antropologia Visiva”, dal 2 al 22 febbraio 2004, Ass. Cult. LEFKITH.

Immagini girate in Calabria fra il 2000 e il 2003. Riprese e montaggio di Ettore Castagna ©

 

 

07
set
2017

A beneficio dei miei lettori. Terza puntata. Come fu che il piccolo Castagna conobbe il grande Rohlfs

Racconto tratto da:

Ettore Castagna e Salvino Nucera, Sette Canzoni Orientali, Giuseppe Pontari Editore, Reggio Calabria, 1999, n.82 pagg

Rohlfs

Nell’autunno del 1976 avevo appena compiuto sedici anni, ero alto 1,78 e pesavo circa cinquanta chili. Praticamente tutto pelle, ossa ed un’enormità di capelli.

Alu mundu tuttu è possibila – dicevano i miei compagni di classe – tranna n’ominu ‘ncinta e Castagna zassu (“Al mondo tutto è possibile, tranne un uomo incinto e Castagna grasso”). L’incrollabile assunto della mia magrezza cadde vent’anni dopo ma a quel tempo essa sembrava intramontabile. Faustino, uno dei miei compagni di classe, aveva da poco comprato una vespa 50, quella che si poteva portare con i quattordici anni compiuti ed ero, forse per le mie doti di leggerezza ed aerodinamicità, il suo secondo favorito.

Il Liceo Classico di Catanzaro era, in quegli anni, una vera scuola degli anni ’70: Casinista, protestataria, c’erano frange molto politicizzate. Non saprei dire cosa rimane oggi di quel modo di vivere la giovinezza ma poi questo, come si potrebbe dire, sarebbe un altro viaggio.

Sta di fatto che una mattina di ottobre, a scuola, la nostra nuova insegnante di Greco, Velia Critelli, ci disse che a Catanzaro sarebbe venuto per una conferenza l’eminente professore Rohlfs e ce lo presentò nei dettagli della sua giusta fama.

Io non so esattamente cosa scattò in me e Faustino. Qualcosa scattò. Sta di fatto che quello stesso pomeriggio decidemmo che andavamo a trovare Gerhard Rohlfs e che nulla poteva trattenerci.

Partimmo, sul vespino nuovo nuovo di Fausto che aveva anche il blocco dell’accelleratore per il rodaggio. Venti all’ora circa come massima velocità di crociera seppur con due leggeri studentelli a bordo.

Non era freddo ma pioveva e noi dovevamo andare a Copanello. Rohlfs alloggiava all’hotel “La Baronessa”: un sito splendido su una scogliera magica che oggi è un parco naturale ed un museo.

Non si capiva cosa ce la facesse fare a tutti e due sul vespino, a venti all’ora (che poi erano dieci perchè Faustino guidava da poco ed era prudente), sotto la pioggia battente e con l’abbigliamento quasi estivo per l’ottobre calabrese ancora caldo. Nulla riuscì a fermarci.

Dopo almeno un’ora e mezza per fare quella trentina di chilometri spuntammo sul piazzale de “La Baronessa”. Fu così che i camerieri videro comparire due pulcini bagnati dal portone. Io avevo gli occhiali pieni d’acqua e rischiavo continuamente di inciampare. Chiedemmo del professor Rohlfs. Vedendo i soggetti un po’ bizzarri il cameriere si preoccupò di non disturbare l’eminente studioso e cercò di dissuaderci. Mentre ci arrabbattavamo a spiegare “che sì, che no, che siamo due studenti del Liceo Classico di Catanzaro…” giunse una voce dal fondo della sala, da un un tavolino un po’ in disparte: “Avanti, avanti… li lasci pasare per favore… Sì, li lasci pasare e ci porti quattro tè!”

Un signore anziano con la faccia rossa rossa ed i capelli bianchi ritti in testa aveva parlato così e con un accento un po’ tedesco. Accanto a lui un ragazzo alto alto con gli occhiali, camicia e cravatta. Erano entrambi in piedi ed il ragazzo ci mostrava gentilmente le sedie di fronte a loro invitandoci a sedere con lo sguardo.

… e chissu esta Rohlfs?” Mi chiese Faustino con un filo di voce, quasi deluso e sgomitando lievemente verso di me.

“... e cu volivi, Cary Grant?” Risposi ridacchiando sotto i baffi.

Ci aspettava una calda teiera fumante sul tavolinetto e la scena, vista da fuori, doveva essere spassosa. Da una parte due intellettuali tedeschi seri e compassati, dall’altra due studentelli calabresi bagnati fradici di pioggia e molto imbarazzati.

Fausto taceva. Io mi presi di coraggio e dissi: “Studiamo al Classico, a Catanzaro… la nostra professoressa ci ha parlato dei greci di Calabria…”

“Ah… i greci di Calabria, magnifico! – irruppe Rohlfs – Cosa sapete dei greci di Calabria? Dove vifono sulla costa o all’interno?”

Io iniziai a sgretolarmi, avevo beccato un altro che mi faceva l’interrogazione. Ma stavolta al pomeriggio e fuori scuola. Doveva essere una trappola. Comunque, non lo sapevo e tirai a indovinare: “…sulla costa, credo…”

“Sbagliato! – ridacchiò Rohlfs – sono nell’interno…”

Stavo iniziando a pentirmi di quel viaggio sotto la pioggia ed iniziai ad arrossire. Ma Rohlfs dovette avere pietà di me e Faustino e ci invitò a bere il tè ed a prendere qualche biscotto. Poi iniziò una dotta spiegazione che ascoltammo a bocca aperta capendo molto poco. Il limite, purtroppo, era tutto nostro.

Alla fine ci regalò una pagina autografa del suo vocabolario e ci disse che avrebbe parlato a Catanzaro al Circolo Unione due giorni dopo… “Venite a sentire…” e noi annuimmo subito vistosamente. Oramai eravamo “amici” del grande Gerhard Rohlfs.