09
mar
2019

E pure su SportWeek…

SportWeek, il settimanale della Gazzetta dello Sport, ha pubblicato il 9/3 un lungo articolo sulla figura mitica di Palanca e sul mio romanzo “Tredici gol dalla bandierina”. Grazie Maria Teresa D’Agostino

SportWeek 1

 

SportWeek 2

 

06
feb
2019

Rabona, Palanca e il mio romanzo

Sorpresa! Sulla puntata di Rabona dell’1 febbraio 2019  non solo compare l’illustre Massimo Palanca, di cui si narrano le gesta calcistiche del tempo che fu, ma, a un certo punto, il conduttore nomina (modestia a parte)  il mio romanzo che fa bella mostra di sè in scena.

Rai

Che dire? Io ringrazio tutti sperando di diventare famoso. Ricco è più difficile.

Potete vedere la puntata a questo link di RaiPlay

https://www.raiplay.it/video/2019/02/Palanca-O-Rey-di-Catanzaro-che-segno-13-gol-dal-corner-01022019-2f51f2d6-32e4-4ccb-858e-d64bba166acb.html

 

16
gen
2019

Ma è vero Massimè?

Ettore Castagna Ma è vero Massimè? Dal reading/concerto Tredici gol dalla bandierina (Rubbettino, Velvet. 2018) Lettura: Come vuoi tu ma però… Canzone: Sonu da Libertà – Musica tradizionale Usa (Chimes… Ma è vero Massimè?

07
gen
2019

Sul Corriere della Sera!

Onoratissimo dell’attenzione del Corriere della Sera su Tredici gol dalla bandierina con un articolo di Giancristiano Desiderio.

È sempre una grande soddisfazione un passaggio su un quotidiano nazionale. L’articolo mette però molto in luce solo l’aspetto calcistico del romanzo. Che non è l’unico.

Aspettiamo ora la recensione del New York Times per gli altri lati da scoprire del romanzo medesimo:-)

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07
gen
2019

Il Mattino, la Repubblica ma poi la neve di Palomonte…

Ci avrei tenuto moltissimo al reading/concerto di Palomonte (Sa) del 4 gennaio ma non si è potuto fare per l’emergenza neve.

La carica simbolica per me era molto grande perché tornavo a Palomonte dopo  trentotto anni.  Nel 1980  vi ero stato come animatore-musicista  poco dopo il terremoto.

Abbiamo potuto fare  solo un passaggio in radio ma poi, con l’amico Simone Valitutto, ci siamo dovuti arrendere.

Ci riproveremo spero in primavera.

Nel frattempo ringrazio la stampa (Il Mattino, La Repubblica, Radio MPA di Palomonte ) che ha voluto  onorare alla grande questo appuntamento rimasto, purtroppo, in sospeso.49635227_10156948193105909_7312407483316699136_n49530495_2286413631683546_7106775293976641536_nRep

13
nov
2018

Felice Accame su Tredici gol dalla bandierina

Felice Accame

A proposito di Tredici gol dalla bandierina di Ettore Castagna

Accame

Il gioco del calcio funge da motore metaforico negli ambiti più vari e molteplici. Ormai in molte circostanze della nostra vita siamo giudicati in “fuorigioco”, spesso siamo colti in “contropiede”, subiamo un “calcio di rigore” o ci viene sbandierato un “cartellino giallo” se non addirittura “rosso” – senza contare le occasioni in cui, non sapendo bene cosa dire, in un “primo tempo” “passiamo la palla” potendo contare su di un “secondo tempo”. Più recentemente, un decreto legge – e qui ci siamo – veniva considerato una “palla buttata in corner”, volendo dire che il guaio risolto non era affatto ma soltanto rimandato – come di quel goal che è nell’aria e, prima o poi, deve arrivare e arriverà. Storia alla mano, Ettore Castagna seleziona dunque la bandierina del calcio d’angolo come metafora di una “difficoltà estrema”, di un “caso limite” nell’escogitare soluzioni – un caso di abilità balistica fuori dell’ordinario. Per capirne il senso occorre un minimo di cognizioni euclidee: la porta di un campo da calcio misura in lunghezza 7 metri e 32 centimetri ed è alta 2 e 24 centimetri (il perché di queste frattaglie è da ricondurre all’interpretazione delle misure anglosassoni originarie); per conseguire lo scopo del gioco occorre scagliarci dentro il pallone ed è ovvio che la posizione migliore per poterlo fare – la posizione in cui la superficie della porta è la più ampia possibile – è quella centrale – più a lato è il punto da cui calci e più la porta si restringe – e la linea di fondo – quella che delimita il campo e, al contempo, definisce la soglia d’ingresso della porta medesima – costituisce il massimo della restrizione. Conclusione: se il pallone potesse viaggiare soltanto in linea retta, calciato dalla linea di fondo non potrebbe in alcun caso entrare in porta. Ma il pallone non viaggia soltanto in linea retta – e la linea retta stessa peraltro è una finzione epistemologica, un modello ideale – e si dà il caso che la bandierina del calcio d’angolo sia situata esattamente sulla linea di fondo. Ad una certa distanza, peraltro – in considerazione del fatto che la porta è situata al centro della larghezza del campo, una larghezza che è tollerata per un minimo di 45 metri e per un massimo di 90 metri. Calciare da quella posizione e da quella distanza, pertanto, anche a prescindere dal fatto che la porta è protetta da un portiere, e riuscire a far entrare il pallone in rete non è impresa facile per nessuno. Neanche per un calciatore di professione. Occorrono doti balistiche notevoli e, presumibilmente, piede calciante acconcio. Li aveva un certo Palanca.

Mi sono dilungato. E, d’altronde, per risalire al significato metaforico di un titolo – come Tredici gol dalla bandierina, titolo che designa un romanzo di Ettore Castagna (Rubbettino 2018) -, era il minimo indispensabile. Come base. Ora arriva il vertice.

Dal 1974 al 1981, Massimo Palanca, ala sinistra del Catanzaro – e il nome della squadra, come il nome di una città particolarmente ventosa, qui, non è privo di significato – segna tredici gol direttamente su calcio d’angolo e questa sequenza viene ad essere assunta come la scansione dei momenti di formazione ideologica del protagonista di una narrazione che viene condivisa da quella che, volendo e sapendo di esagerare, potrebbe essere designata come “un’intera generazione”.

Castagna non è scrittore da scorciatoie accomodanti – non lo è per le idee che frullano in testa dei suoi protagonisti, non lo è per il bagno di storia patria in cui sguazza e non lo è per le soluzioni espressive con cui racconta tutto ciò.

Il flusso sintattico della sua scrittura asseconda i ritmi di un pensiero-linguaggio mai disgiunto dall’emotivo. Correlazioni intere, a volte, risolte in grumi morfemici – nomi-verbi, nomi-aggettivi, verbi-nomi, aggettivi-nomi e via agglutinando – e, spesso, in concordanze contraddette – soggetti singoli chiamati a reggere verbi al plurale, per esempio. Confinarlo al parlato – questo linguaggio .- è forse riduttivo, perché la grana della voce, di concerto all’assunto narrativo, tradisce gioventù e prorompente dimestichezza nonché la rinuncia alle mediazioni letterarie. Come già con il precedente, Del sangue e del vino (Rubbettino 2016), Castagna va dunque ad inscriversi in quella letteratura poco istituzionale – e poco consumistica – in cui linguaggio e riflessione sul linguaggio diventano tutt’uno spostandosi gradualmente fino a situarsi nel versante della critica di una società che – consumistica, e consumistica tanto – sul linguaggio non riflette affatto mentre ne subisce passivamente la logica che lo governa.

 

 

 

 

 

Felice Accame (Varese, 1945)è un saggista italiano. Allievo e per anni stretto collaboratore di Silvio Ceccato, al cui pensiero ha apportato alcune critiche, si è dedicato al recupero della nozione di “metodologia operativa” ed alla ricostruzione della genealogia della Scuola Operativa Italiana. L’opera più organica al riguardo è La funzione ideologica delle teorie della conoscenza (2002), in cui viene anche ricostruita ed analizzata la critica della filosofia presente nel pensiero dei movimenti oppositivi dalla Rivoluzione Francese in avanti. È docente di teoria della comunicazione presso il Centro tecnico della FIGC di Coverciano, professione con cui coniuga la propria formazione intellettuale ad un vivo interesse per lo sport. È presidente della Società di Cultura Metodologico-Operativa. Scrive regolarmente su A/Rivista Anarchica. Insieme al sodale Carlo Oliva  (1943-2012) ha condotto per oltre 20 anni la rubrica La caccia, caccia all’ideologico quotidiano su Radio Popolare.